“Esisti”, il nuovo singolo dei MalìaTheBand, colpisce per la sua intensità, ma rifiuta toni propagandistici. L’arrangiamento cresce senza urlare, fino a un finale intimo che cambia prospettiva e registro emotivo.
Ragazzi, quanto lavoro c’è stato nel trovare il giusto equilibrio emotivo del brano?
Sicuramente più dei brani precedenti è stato più impegnativo e difficile. A un certo punto abbiamo anche sentito il bisogno di fermarci e prenderci una pausa prima di chiudere l’arrangiamento. Abbiamo messo il brano da parte per qualche settimana, perché avevamo capito che aveva bisogno di maturare e crescere dentro di noi.
Perché avete scelto di abbassare la voce proprio nel finale?
Per dare un senso di liberazione e di gioia finale. È come la quiete e la calma dopo la tempesta: tutto è finito, torna la pace e tutto riprende a risplendere.
La voce si abbassa proprio per fermarsi in quell’istante, quasi come entrare in un piano sequenza che mostra una splendida immagine di normalità. Come se la guerra, per un attimo, non fosse mai esistita. Dimenticare tutto almeno per quel momento.
Che ruolo ha il silenzio, o la sottrazione, nella vostra musica? Quanto conta, invece, l’azione?
Dipende molto dai brani, perché ognuno ha una storia a sé. Restando su Esisti, però, il silenzio è più importante dell’azione. Il silenzio è pace, l’azione è il rumore e la distruzione della guerra.
Pensate che oggi sia più difficile farsi ascoltare parlando piano? La musica farà sempre “rumore”? Smuoverà gli animi?
Si può smuovere l’anima di chi ascolta anche sussurrando una canzone. A volte qualcosa detto piano emoziona ancora di più, perché arriva quel brivido che ti resta dentro e che ogni volta che riascolti quel pezzo torna a farsi sentire.
La musica, in un modo o nell’altro, farà sempre rumore. Non per forza con il volume, ma dentro le persone. Ed è proprio questo il nostro obiettivo: far vibrare l’anima di chi ascolta.