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Dare voce a chi non può parlare: “Esisti” dei MalìaTheBand

Al centro di “Esisti”, il nuovo singolo dei MalìaTheBand, ci sono i bambini, vittime invisibili di ogni guerra. La band sceglie di guardare il conflitto dal punto più fragile e indifeso, evitando qualsiasi retorica politica. Il risultato è una canzone che non accusa, ma espone.

Bentrovati, ragazzi. Perché avete scelto di mettere i bambini al centro del racconto di “Esisti”? Pensate che siano coloro, innocenti, sui cui ricade tutto l’orrore?

Grazie, è un piacere parlare con voi.

Abbiamo scelto di mettere i bambini al centro di “Esisti” perché loro, non hanno modo di difendersi dalle assurdità degli adulti. Spesso subiscono tutto senza capire cosa sta succedendo, a volte anche dentro le loro stesse famiglie. Sono innocenti, non hanno colpe e spesso non sanno nemmeno perché accadono certe cose.

Metterli al centro della canzone è stato naturale, perché sono quelli che pagano di più senza aver scelto nulla. E allo stesso tempo sono il nostro futuro, quindi sentiamo il bisogno di proteggerli e, in qualche modo, di parlare anche per loro.

Come si scrive di guerra, senza spettacolarizzarla? È necessario parlarne velatamente?

Secondo noi si scrive della guerra cercando di raccontare le conseguenze sulle persone, non la guerra in sé. Quando racconti il dolore reale, quello delle famiglie spezzate, dei bambini privati dell’infanzia, della paura quotidiana, eviti automaticamente di spettacolarizzarla. Non crediamo sia necessario parlarne in modo velato. Crediamo sia importante parlarne con rispetto, senza trasformare la sofferenza in qualcosa che colpisce solo per emozionare. Per noi raccontarla significa dare voce a chi la subisce, non raccontare la guerra come evento, ma come ferita che resta nelle persone.

Avete avuto paura di risultare troppo diretti o emotivamente scomodi? Oppure è un vostro tratto distintivo?

All’inizio la nostra paura era quella di essere visti come uno strumento politico, e non volevamo assolutamente che la politica entrasse nelle nostre canzoni. Allo stesso tempo, però, sentivamo il bisogno di dire la nostra su quello che sta succedendo.

Lavorando sul testo e sulla musica abbiamo cercato un modo per essere diretti, mettendo davanti alle persone una realtà che spesso nessuno vuole vedere, anche quando ce l’ha sotto gli occhi, sottolineando quello che per noi era importante raccontare.

Essere emotivamente scomodi e diretti, secondo noi, fa parte dell’essere artisti, perché spesso la musica diventa la voce di chi non ha modo di parlare o di essere ascoltato.

Cosa significa, per voi, “proteggere il futuro” attraverso una canzone?

Per noi significa provare a raccontare come stanno le cose a chi ascolta oggi e a chi verrà dopo. Cercare di aprire gli occhi, di lasciare qualcosa che possa aiutare a non ripetere sempre gli stessi errori. Sappiamo bene che non tutti imparano dalla storia e che l’umanità continua spesso a sbagliare, come dimostrano le guerre in atto nel mondo. Però crediamo che la speranza sia l’ultima a morire, e con questa canzone cerchiamo soprattutto di parlare ai più piccoli, perché il mondo può essere migliore e loro sono il nostro futuro che va protetto.

 

Fonte: https://musicalive.net/comunicato/dare-voce-a-chi-non-puo-parlare-esisti-dei-maliatheband/