Il disco unisce suoni pop-rock a un’introspezione sincera, senza mai perdere ritmo ed energia. MalìaTheBand costruisce il proprio mondo musicale come un equilibrio perfetto tra sogno e realtà. Nelle loro parole, tutta la forza di chi ha scelto di non trattenere più nulla
Che bello ritrovarvi. C’è un’immagine, un ricordo o un momento preciso che ha acceso la scintilla del concept di “Dalla fine in poi”?
Ben trovato a te.
Sì, c’è un ricordo molto preciso che ha acceso tutto. Ero in auto, da sola, di ritorno dalla Calabria dopo aver festeggiato il Capodanno. Era il 3 gennaio 2012: l’autostrada era quasi deserta, le montagne intorno coperte di neve, e io guidavo pensando alla mia vita e a come chiudere un capitolo che ormai sentivo arrivato alla fine… o almeno avevo finalmente capito quale direzione volevo prendere, interiormente, per rinascere. Negli anni successivi ci sono stati alti e bassi, situazioni diverse che hanno dato voce ad altre canzoni e hanno completato il percorso. Ma è stato in quel momento, su quella strada, che ho deciso di riprendere in mano la musica che avevo lasciato da sei anni e di ricominciare a scrivere. Il giorno dopo è nata Il Finale, la canzone che poi ha dato senso all’intero album. E da lì sono arrivate tutte le altre, senza pianificarle: semplicemente raccontando me stessa.
La produzione dell’album ha un respiro molto intimo ma anche una grande forza: come avete costruito questo mood in studio?
Abbiamo ascoltato quello che le canzoni ci facevano sentire sin dal primo istante. L’intimità e la forza erano già lì, e in studio si sono messe al loro posto da sole, in modo molto naturale. Il mood dell’album è nato proprio così: in maniera semplice, sincera, seguendo il cuore. Non c’è niente di costruito… sono state le sensazioni a guidarci nella scelta dei riff, degli stop e di ogni dettaglio che ci sembrava dare il senso giusto a quello che provavamo.
Raccontare la propria rinascita non è semplice: qual è stata la parte più complessa da mettere in musica senza “filtrare” troppo?
Non è affatto semplice, perché bisogna trovare le parole giuste per raccontare davvero ciò che si sente, senza stravolgerlo.
Alcune canzoni sono state più facili da arrangiare, altre più complesse: a volte cercavamo soluzioni più accattivanti, ma col tempo ci siamo resi conto che la prima versione era quasi sempre la migliore, quella più naturale e sincera. In realtà, mettere in musica le parole è la parte più semplice per me: musica e testo nascono insieme, come se fossero già legati fin dall’inizio.
Ci sono artisti, dischi o esperienze che hanno fatto da bussola durante la creazione del progetto?
Nessun artista o disco ha influenzato nello specifico il nostro progetto, ma sicuramente ciò che ha influito davvero è la cultura musicale che ognuno di noi si porta dentro, perché inevitabilmente entra nel modo in cui lavoriamo e facciamo musica insieme.
La vera bussola sono state le nostre esperienze di vita: è da lì che è arrivata la direzione del progetto e l’ispirazione per le canzoni.