Dopo anni di esperienze e cambi di formazione, i MalìaTheBand ritrovano la loro voce più autentica. In questa conversazione svelano il percorso che li ha portati dal primo singolo “Carillon” al nuovo album, tra libertà creativa, stabilità ritrovata e un suono sempre più riconoscibile e intenso.
Un caro saluto a voi. Malìatheband è un progetto nato nel 2011, che ha vissuto molte fasi. Come descrivereste oggi la vostra identità musicale?
Ciao, un saluto a tutti! La nostra identità musicale si è sicuramente evoluta. Le cose che abbiamo da dire sono le stesse di quindici anni fa, solo che allora non avevamo potuto dirle. Forse semplicemente non era ancora il momento giusto, mentre adesso sì, perché oggi possono essere davvero riconosciute e apprezzate. Con il tempo e con le esperienze di vita che si fanno, cambia anche il modo di raccontarsi, e questo inevitabilmente si riflette nella musica, come lo fanno le diverse esperienze di studio musicale che ognuno di noi porta con sé: basta pensare a Naz, che è un vero rocker, e a me, che vengo dalla musica classica e dall’opera lirica. Queste differenze confluiscono in un’identità musicale comune, unita da un grande amore per la musica.
La musica che facciamo oggi ha moltissimo di noi: è il frutto di quello che siamo diventati, delle emozioni che abbiamo vissuto e di come guardiamo la vita adesso. In questo album parliamo proprio di questo: del cambiamento, della crescita e della voglia di migliorarsi sempre.
Dal primo singolo “Carillon” fino a “Roma di notte”, come si è evoluto il vostro suono?
Più che di un’evoluzione sonora, parlerei di una definizione del nostro suono, che in Roma di notte è più ricercato e descrittivo rispetto a Carillon.
Fin dall’inizio, però, abbiamo sempre avuto l’idea di non fossilizzarci su un unico genere o sound, ma di lasciare spazio alla creatività e alla libertà di espressione quando componiamo. Nei quattro singoli pubblicati finora si percepisce bene questa varietà: ogni brano ha una sua identità, ma tutti raccontano qualcosa di noi e del nostro modo di esprimerci con la musica.
Quanto ha contato la stabilità dell’attuale formazione per la vostra crescita artistica?
Tantissimo. La stabilità della formazione, che si è definita a febbraio 2025, ha fatto davvero la differenza. In pochi mesi siamo riusciti a completare tutti gli arrangiamenti, a creare un nostro sound ben riconoscibile, a registrare un album di dieci tracce e a pubblicarlo.
Ci siamo trovati benissimo fin da subito, e questo ci ha permesso di crescere in fretta, con una sintonia e una fiducia reciproca rare da trovare. Di solito questo tipo di percorso richiede tempo, ma noi, per scelta e anche per affinità, abbiamo affrontato tutto con grande intensità, e questo ci ha fatto maturare molto anche dal punto di vista artistico.
Qual è stato il momento più difficile e quello più gratificante del vostro percorso fino ad oggi?
Ci sono stati due momenti particolarmente difficili. Il primo è stato quando abbiamo deciso di mettere da parte il progetto: è stato come lasciare in un angolo, al buio, un pezzo di noi. Il secondo, più pratico, è stato ricominciare quasi da zero: cercare nuovi componenti, capire che strada intraprendere e come farlo, riprendere in mano i brani e le loro emozioni di un tempo per reinterpretarli con la giusta intensità. In quel momento ci ha sostenuto la voglia di rimetterci in gioco e di costruire qualcosa che fosse davvero nostro.
Il momento più gratificante, invece, è stato realizzare un sogno: pubblicare il nostro primo album: Dalla fine in poi, con dieci tracce pensate, vissute e amate una dopo l’altra. Siamo molto emozionati e ci auguriamo di riuscire a far emozionare tutto il pubblico che vorrà ascoltarci, per noi sarebbe davvero meraviglioso.
E speriamo che questo sia solo l’inizio di un sogno ancora più grande.
Fonte: https://www.passionimusicali.it/intervista-roma-di-notte-la-maturita-artistica-dei-maliatheband/